Gli effetti della musica. - La musica vista sotto un altro aspetto, quello terapeutico.
 
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    IS Einaudi Pareto Attualità 01/12/2018 01/12

    Gli effetti della musica.

    La musica vista sotto un altro aspetto, quello terapeutico.

    Ormai è un fatto assodato. La nostra è la generazione nata “con le cuffie alle orecchie”, siamo quei ragazzi che vivono costantemente con una melodia in testa e un brano nel cuore. La musica fa da sottofondo alla maggior parte della nostra vita. Parliamo infatti di un’arte che ci dà piacere, che ci permette di condividere emozioni. Molti nostri momenti di vita quotidiana, sia essa sociale o intima, sono scanditi da canzoni che diventano particolarmente significative per la nostra stessa esistenza, alle quali leghiamo ricordi incancellabili. Ecco perché alcune di esse resteranno per noi eternamente importanti.

    Ma tutto questo perché succede? e che effetti ha su di noi? Ricerche scientifiche hanno dimostrato che la musica ha benefici effetti sul nostro equilibrio psico-fisico. Lenisce lo stress, fa bene al cuore e al cervello, aiuta ad essere più calmi e più socievoli.

    Per esempio, uno studio ha osservato come la musica di Mozart riesca a calmare delle crisi epilettiche, oppure come la musica classica riesca a farci concentrare di più.

    La musica e la psicologia sono strettamente legate tra loro. È in continuo aumento, infatti, il ricorso alla “musicoterapia”, ovvero l’uso terapeutico della musica per pazienti con problemi psichici o neurologici, utilizzata peraltro anche per favorire l’integrazione nella comunità di persone affette dalla sindrome di Down. Numerosi studi scientifici hanno provato che la musica influisce sul cervello, e quindi sulle attività neurologiche, che vengono stimolate e producono le beta endorfine, ormoni del “buonumore”, che hanno una capacità analgesica.

    La musica aiuta anche i bambini a superare traumi quali il divorzio dei genitori o la perdita di qualcuno a loro caro. Anche se la musicoterapia non è ancora stata riconosciuta come vera e propria terapia, essa permette ai più piccoli di sentirsi meglio senza dovere necessariamente parlare del loro malessere. Tale è il caso dei bambini autistici, che con la musica riescono a controllare la rabbia ed aumentare la creatività.

    Queste considerazioni ci aiutano anche a capire quanto – e perché – la musica riesca ad essere un punto di riferimento per molti, un luogo in cui rifugiarsi quando qualcosa va male, una via di fuga dopo una giornata stressante. Lo sperimento quotidianamente su me stessa: a fine giornata niente mi è più salutare che un bel tuffo nella mia musica preferita.

    In conclusione, sostengo che per noi adolescenti la musica è come una “droga positiva”. Non riusciamo a vivere senza le cuffie nelle orecchie, e non mi stupirebbe che ciò sia legato al fatto che quando io e i miei coetanei eravamo piccoli la “musicoterapia” non era ancora sviluppata come oggi, e non abbiamo potuto superare periodi difficili grazie a questa.

    Quindi sono assolutamente d’accordo con quanti consigliano questa forma di terapia, che può aiutare chi ne abbia bisogno a combattere, efficacemente e in maniera indolore, tutte le forme di malessere che non si è in grado di superare col solo ricorso alle proprie forze.

    di Ilenia Piscitello


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