“Caramelle carruba”, il nuovo romanzo di Vito Falco - Intervista allo scrittore finalista al Premio Internazionale Città di Como
 
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IS Einaudi Pareto Interviste 30/12/2018 30/12

“Caramelle carruba”, il nuovo romanzo di Vito Falco

Intervista allo scrittore finalista al Premio Internazionale Città di Como

Oggi facciamo una chiacchierata con Vito Falco, docente di Alimentazione presso L’I.P.S.S.A.R. “P. Borsellino”, Sez. Pagliarelli.

Signor Falco, lei nel 2014 oltre a docente si scopre scrittore. Scrive infatti il suo primo romanzo, “Intervalli di terza maggiore”. E poi…, poi cosa succede?

«In realtà, nel 2014 ho partecipato al concorso letterario “Parole nel vento”, della provincia di Catanzaro, il cui premio finale era la pubblicazione gratuita con una importante casa editrice. Il romanzo avevo cominciato a scriverlo sette anni prima, ma solo perché mi divertivo a farlo. Nel 2014, dopo due-tre revisioni, che sono consistite principalmente nel tagliare parecchie cose che avevo scritto, il romanzo era pronto. Vengo a conoscenza del concorso letterario e decido di spedire il manoscritto. Non mi facevo molte illusioni, ero al mio esordio, in giuria c’erano due importati personalità della critica letteraria, Antonio D’Orrico e Arnaldo Colasanti, e invece…»

… e invece?

«Invece, il mio romanzo viene giudicato il migliore e vinco il primo premio. Una bella soddisfazione davvero. »

Poi ci prende gusto, scrive un altro romanzo, “Caramelle carruba”, e partecipa al Premio Internazionale Città di Como.

«Come accennavo prima, mi diverte scrivere, mi piace. Ho iniziato a scrivere Caramelle carruba tre anni fa e l’ho finito qualche giorno prima della scadenza del Concorso di Como. Un Concorso giovane, ma che di anno in anno fa registrare un aumento di partecipanti. Nella sezione romanzi inediti eravamo quasi 400. Anche qui una giuria prestigiosa: Dacia Maraini, Andrea Vitali, e il critico Massarenti, per citarne alcuni. Non ho vinto, ma essere arrivato tra i finalisti e partecipare alla cerimonia conclusiva è stata una bella soddisfazione.»

Ci parli di questo romanzo. Intanto, perché questo titolo?

«Le caramelle carruba sono una creazione siciliana, trovo questo titolo evocativo per la nostra terra. Al di là di questo, comunque, queste caramelle e l'albero di carrube ritornano spesso nel romanzo.»

Cosa l’ha spinta a scrivere “Caramelle carruba”?

«L’ispirazione è nata dal lavoro che faccio: da vent’anni insegno ai detenuti della Casa Circondariale “Pagliarelli”. Ho immaginato un uomo che, dopo avere scontato il suo periodo di detenzione, esce e deve riprendere in mano la sua vita, che ha ancora molti conti aperti con il passato e un futuro da creare. La sua vicenda si intreccia con quella di molti altri personaggi che entreranno nella storia. I fatti si svolgono a Selinunte e a Poggioreale, uno dei paesi colpiti dal terremoto del 1968, oggi noto come la “città fantasma del Belìce”, che è anche il mio paese d’origine. »

Quindi non è un caso che questo secondo romanzo veda la luce a 50 anni da quel terremoto.

«No, non è un caso. Ho voluto narrare, attraverso la voce di uno dei protagonisti, un anziano poggiorealese, un po’ di vita della Poggioreale prima del terremoto, della Poggioreale della Baraccopoli, periodo che durò per quasi 14 anni, e della Poggioreale attuale. »

Oggi lei risiede a Menfi, un altro centro colpito dal sisma del ‘68. Qual è il suo giudizio sulla ricostruzione? È davvero “un’eterna incompiuta”, come qualcuno sostiene?

«Per quanto riguarda Poggioreale, l’opera di ricostruzione è stata completata da tempo. Il problema è che più della metà delle case di Poggioreale ora è disabitata. Molti sono andati via, ogni anno alla prima elementare si iscrivono sempre meno bambini, sembrerebbe un destino segnato. Inoltre, la scelta del sito in cui ubicare il nuovo paese è stata infelice. Si tratta infatti di un posto geologicamente problematico, soggetto a frane e smottamenti. Potrei fare altre considerazioni al riguardo, ma non mi sembra il caso: un po’ delle cose che penso su Poggioreale le faccio dire al vecchio poggiorealese del romanzo.»

Questo suo secondo romanzo sembra in qualche modo legato al primo dall’ambientazione: luoghi in cui lei vive o ha vissuto la sua infanzia. È indice di un forte senso di appartenenza alla sua terra?

«Alcune scene dei due romanzi si svolgono esattamente negli stessi posti. Uno di questi, ad esempio, è la foce del Belìce. Un posto dove spesso sono stato fin dall'adolescenza. Sicuramente è indice di forte appartenenza alla mia terra, ma è anche un'esigenza stilistica. Nei romanzi è conveniente parlare di cose e descrivere posti che conosci bene.»

A quando la pubblicazione di "Caramelle carruba"?

«Per ora faccio quello che si fa in questi casi, ho spedito il manoscritto a diversi editori e aspetto. Ma la pubblicazione non è affatto una priorità, anzi per ora non ci penso più di tanto: ho iniziato a scriverne un altro e per me viene prima il piacere della scrittura, la pubblicazione passa in secondo piano. Certo, se domani mi arrivasse una proposta editoriale di un editore, non a pagamento tengo a precisare, ne sarei contento, ma se non arrivasse mai non ne farei un dramma.»

Signor Falco, l’intervista volge al termine. La ringraziamo del tempo dedicatoci e le (ci) auguriamo che questo suo secondo romanzo appaia presto in libreria: il tema ci sembra promettente e non dubitiamo che la lettura si rivelerà avvincente come per “Intervalli di terza maggiore”.

«Grazie. Nel salutarvi auguro buon anno alla redazione e a tutti i lettori.»

Grazie e buon anno anche a lei. Alla prossima.

di Giovanni Ustica


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