“Vivere il passato” - Tra storia e leggenda, il fascino antico dei “si dice...”
 
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    “Vivere il passato”

    Tra storia e leggenda, il fascino antico dei “si dice...”


    È il 1529 quando a Palermo nasce Laura Lanza,  figlia di Cesare Lanza, Barone di Trabia. A 14 anni Laura viene data in Sposa a Vincenzo La Grua, sedicenne figlio del Barone di Carini . Le nozze vengono celebrate il 21 Dicembre del 1543. I due giovani già si conoscono, anche perché insieme frequentano lezioni di musica, come molti giovani aristocratici. Con loro partecipa alle lezioni di musica anche il cugino di Vincenzo, Ludovico Vernagallo, meno “titolato” del cugino in quanto non primogenito. Si dice che non si sia mai  accesa la scintilla dell'amore fra la Baronessa e Vincenzo La Grua: lui pensa solo ai suoi affari e mai alla sua donna, nonostante, si dice, sia una fanciulla meravigliosa. E la scintilla birichina, fra una lezione di musica e l'altra, si accende fra Laura e il Vernagallo.

    Laura e La Grua ebbero otto  figli, anche se la donna amava Ludovico e lo incontrava di nascosto nottetempo; la relazione durò due anni, mentre il marito non si accorgeva di nulla.

    Si dice che Laura si confessò per ciò che provava per il Venagallo, ma il monaco rivelò tutto al padre, che era un uomo molto violento e vendicativo.

    Così, all'ultimo incontro dei due amanti, si presentarono  il padre e il marito per salvare l'onore della famiglia.

    Si dice che entrò prima il marito, ma non riuscì ad ucciderli, e fu  Cesare Lanza a compiere la terribile vendetta.

    Si dice  che Laura,  mentre già ferita cercava di scappare da suo padre,  si appoggiò al muro, dove rimase il segno della sua mano insanguinata.

    Dai cantastorie la storia è raccontata così:

    Vju viniri 'na cavalleria

    Chistu è mè patri chi veni pri mia!

    Signuri patri, chi vinistivu a fari?

    Signura figghia, vi vegnu a 'mmazzari.

    Signuri patri, aspittatimi un pocu

    Quantu mi chiamu lu me cunfissuri!

    -Habi tant'anni ch'un t'ha cunfissatu,

    ed ora va circannu cunfissuri?

    E, comu dici st'amari palori,

    tira la spata e cassaci lu cori;

    -Tira cumpagno miu, nun la sgarrari,

    l'appressu corpu chi ci hai da tirari!

    Lu primu corpu la donna cadìu,

    l'appressu corpu la donna muriu”


    Ma ovviamente la storia della Baronessa di Carini rimane un mistero irrisolto e non mancano versioni diverse.

    Ad esempio, c'è chi giura che Vincenzo La Grua fosse consapevole del tradimento e, quando morì il suo primogenito, della cui paternità si sentiva certo, impazzì dal dolore, uccise i due amanti e ripudiò gli altri figli.

    Cesare Lanza si sarebbe addossato la colpa, per interessi economici condivisi con il genero, mandando una lettera al Re di Spagna.

    L'amaro caso  è tornato pochi anni fa alla ribalta della cronaca per un ritrovamento  avvenuto nella cripta dei Lanza, presso la chiesa di Santa Cita a Palermo, dove sono sepolti il nonno di Laura, il padre e la sua seconda consorte:

    un sarcofago con il simbolo della famiglia  e la statua di una giovane donna, che potrebbe essere Laura,  visto che la non sepoltura della giovane non si trova nella Chiesa Madre di Carini, dove sono i La Grua.


    Da piccola mi veniva sempre raccontata questa tragica storia e mi affascinava ogni volta che l'ascoltavo. Ho visitato spesso il castello di Carini e nella mia mente prendevano forma tutte le scene che mi venivano raccontate. Tutto quello che mi è stato raccontato io l'ho immaginato, anche perché sono stata nel posto dove tutto ciò è accaduto. Forse per  gli adolescenti visitare un castello o qualsiasi altro luogo che ci hanno donato i nostri antenati è noioso, molti di noi vivono immersi nella storia, ma non riescono a trarne vantaggio. Penso che tutto questo accade perché vedono la storia come una materia scolastica per cui si deve “prendere la sufficienza”, magari imparando tutto a memoria. E quando si ritrovano di fronte ai monumenti storici, non sanno nemmeno il nome, quando magari hanno anche studiato e preso otto. Il vero voto in storia si ha dentro, per la passione, per l'immaginazione, per l'interesse. Interesse che non porta solo a fare domande al professore di storia, ma anche a “visitare la storia”, riuscendo a dare concretezza a  ciò che si studia.

    di Martina Sessa


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