Innovazioni nella Cina liberista - Dall’ Estremo Oriente l’avanguardia dello sviluppo industriale
 
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    Innovazioni nella Cina liberista

    Dall’ Estremo Oriente l’avanguardia dello sviluppo industriale

    In data 11 Dicembre l’Istituto Einaudi-Pareto ha partecipato alla conferenza inerente all’Impresa 4.0 “Le opportunità del modello cinese”, presso la Camera di Commercio di Palermo.

    E’ stato presentato, per iniziare, il caso riportato del giovane palermitano Enrico Iaria, inserito dalla rivista “Forbes” tra i novanta giovani innovatori più influenti in Cina. Il successo di Enrico è iniziato dieci anni fa quando arrivò in Cina per seguire un Master. Da allora ne ha fatta di strada perché, oggi, è il fondatore ed amministratore delegato dell’azienda DooPlus Group che supporta le start up, soprattutto quelle che si occupano d’innovazione sociale. L’obiettivo è farle crescere all’interno del sistema economico cinese e collaborare con multinazionali della moda e del lusso.

    La parola chiave è innovazione ed il primo che, anticipando i tempi, ne ha fornito una definizione è l’economista austriaco Joseph Schumpeter che nel 1934 affermò : “non è l’imprenditore che compie operazioni economiche intendendo lucrarne un profitto, bensì colui che introduce atti innovativi”.

    L’innovazione ha rappresentato e continua a rappresentare la carta vincente della Cina.

    Negli ultimi dieci anni, la Cina, si è trasformata da fabbrica mondiale a stato dell’innovazione, accelerando il processo in atto in quella che rappresenta la Quarta Rivoluzione Industriale, per tre ragioni:

    1.maggiori spese per ricerca e sviluppo;

    2. incremento di importazione ed esportazione;

    3. sviluppo e diffusione di competenze e innovazione digitale.

    La Cina infatti investe nella ricerca e nello sviluppo 280 miliardi di dollari su settori chiave come la robotica, è al primo posto nelle esportazioni e al secondo posto nelle importazioni; per l’innovazione digitale, la Cina è il paese in cui l’E-commerce rappresenta la realtà commerciale prevalente. È il paese più grande al mondo, in quanto registra circa 800 milioni di utenti online di cui circa 500 milioni acquistano dallo smartphone; ha raggiunto 900 miliardi di fatturato, circa metà di tutte le spese online che avvengono nel mondo: due beni su dieci vengono acquistati online, poiché su questo dato riflette solo il 20% della popolazione con un potenziale all’80%  che non acquista online.

    Ogni minuto ci sono dieci nuove start up che nascono in Cina e che vengono finanziate dagli investitori, fortemente attratti dall’eco sistema cinese.

    Nella startup si predilige il mercato cinese, in quanto la Cina sta effettuando una serie di riforme:

    sono state rese meno aspre le regole di investimento in determinati settori e questo facilita e favorisce le imprese straniere; le imposte relative a 1500 prodotti sono state ridotte; per la startup  si dà la possibilità a nuove categorie, tra cui studenti, di ottenere facilmente un visto per la Cina, che dura un anno e dando la possibilità di compiere tutte quelle operazioni preliminari per chi vuole lanciare una startup, contro le regole precedenti per le quali si richiedevano due anni di esperienza lavorativa.

    La Cina e l’Italia rappresentano due realtà che devono entrare in sinergia e, con l’innovazione, ricercare nuove opportunità di crescita.

    Abbiamo tutti il dovere di informarci e di formarci per avere un ruolo in prima fila in questo eco sistema mondiale.

    Il messaggio che bisogna cogliere non è quello di andare tutti in Cina, ma quello di imitare il modello che la Cina ha costruito.

    Dal punto di vista politico, la Cina, mostra una chiave liberista che ha saputo dettare regole che amministrano il mondo economico sia dal punto di vista della sicurezza del lavoro, sia dell’inquinamento ambientale.

    Per rivolgersi al mercato cinese bisogna essere in grado di proporre qualcosa di competitivo e innovativo. Poi è necessario saper interloquire con il cinese che in genere è sospettoso e guardingo.

    I cinesi vogliono prima vedere l’affidabilità e qualità dell’interlocutore. Occorre quindi, avere una formazione di base e una capacità di innovazione che dobbiamo acquisire nel nostro territorio per diventare competitivi.

    Bisogna quindi investire nello Sviluppo e nella Ricerca, nell’Istruzione e nella Formazione e adottare politiche che favoriscono lo snellimento burocratico nella creazione delle imprese e in generale nel mondo economico.

    Si prevede nel futuro una crescita dei flussi turistici provenienti dalla Cina.

    Bisogna quindi andare incontro a questa opportunità e far crescere il settore dell’accoglienza turistica per ottenere il vantaggio competitivo e orientare il flusso turistico nella nostra Italia.

    È stato dimostrato che i cinesi vanno più in Francia che in Italia perché i francesi hanno inserito nelle segnaletiche stradali le indicazioni in lingua cinese anche con i vari siti artistici. Occorre quindi prestare attenzione e soffermarci sul dettaglio della qualità percepita dal turista affinché sia superiore alla qualità attesa.

    L’Europa sta investendo nella ricerca applicata (manifatturiera), mentre bisogna investire anche nella ricerca di base (chimica, matematica, ecc..) per  attrarre gli investitori cinesi; ma ciò trova un limite nella burocrazia poiché occorre troppo tempo e troppi passaggi per raggiungere i vari obiettivi.

    Di contro in Cina l’iter è più snello e breve e più invitante per l’investimento.

    Bisogna guardare la Cina non come il paese dei Balocchi, ma come un paese nel quale investire con un approccio competente, innovativo e con la coscienza di un veicolo linguistico essenziale dal quale non si può prescindere. Occorrerebbe, infatti, conoscere la lingua cinese o quantomeno la lingua inglese per essere in grado di comunicare, altrimenti non saremo mai competitivi.

    Esiste quindi una dimensione internazionale alla quale la politica, la scuola e la famiglia devono guardare.

    In Cina tutto è tecnologico, anche coloro che chiedono l’elemosina lo fanno con dispositivi elettronici non più con un cappello per terra.

    Alibaba, per esempio, un sito cinese di vendite online, ha creato un sistema logistico per fare la spesa dal telefonino; in tempi reali vengono aggiornati i prezzi e vengono fornite molte informazioni.

    Nuove politiche ad accordi bilaterali tra Italia e Cina rappresentano un sicuro supporto per il lancio di start up.

    La Cina è attualmente la seconda potenza mondiale destinata a diventare la prima fino al 2050-2060, e questa realtà è stata determinata dalla velocità di adottare nuove tecnologie.

    L’apertura mentale alla tecnologia ne ha determinato il successo. Così come è strutturato il sistema cinese: il lavoro nero non esiste, gli amministratori cinesi hanno dei target da raggiungere e devono rispondere del loro operato all’amministrazione centrale, non al popolo, come avviene da noi in Italia.

    L’amministrazione è quindi diversa, il funzionamento è come quello di un’azienda.

    Tutto è digitalizzato, non esiste il nero, il popolo si sente sostenuto e tutelato dall’organizzazione politica di  un governo che gestisce i processi e non lascia al caos le decisioni. Bisogna quindi, per imitare il modello cinese, cambiare metodo nell’istruzione; non si può insegnare a memorizzare dati se c’è qualcuno che lo fa in maniera più veloce.

    In Italia l’ostacolo è rappresentato dalla mentalità e dalla paura di rischiare. È necessario quindi modificare gli schemi abituandosi a una vita digitale.

    Bisogna unire la tecnologia che si è diffusa in Cina e la qualità dei nostri prodotti. Poiché lo stato italiano ha creato rapporti commerciali bilaterali con la Cina si apre una nuova opportunità di investimento in Italia da parte dei cinesi. Prepariamoci ad accoglierli. Il made in Italy è infatti molto ricercato. Noi italiani siamo capaci di produrre qualcosa di ricercato, ma non siamo capaci di distribuirlo nel modo giusto.

    Uber, Air bnb, Apple, Alibaba.com sono aziende che hanno modificato il modello di business. L’Italia è al venticinquesimo posto per la digitalizzazione: il mondo ci sta cercando e ciò che cerca non lo trova online.

    È quindi fondamentale, in questo momento, il ruolo della Camera di Commercio per la digitalizzazione in quanto aiuta le aziende a inserirsi nel mondo commerciale online per renderle più competitive.

    Ci si chiede perché l’80% delle start up fallisce. La risposta è che non si ascolta l’esigenza attuale che il mondo richiede.

    Le start up che vogliono decollare possono rivolgersi alle Camere di Commercio e vengono aiutate fornendo loro formazione e informazione tecnologica e innovativa.

    Si ringrazia la prof.ssa Patrizia Mirabile per alcune notizie da lei fornite.

    di Maria Rosaria Ippolito


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