“Tenete lontano le dittature” - La testimonianza di un ex internato militare, sopravvissuto alla II^ guerra mondiale
 
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    IS Einaudi Pareto Persone 07/11/2019 07/11

    “Tenete lontano le dittature”

    La testimonianza di un ex internato militare, sopravvissuto alla II^ guerra mondiale

    <<Io vi dirò qualcosa della mia vita, ma che non è stata la mia vita, è stata la vita di un gruppo di giovani che hanno preferito, per amore della patria e della libertà, di soffrire. Sofferenze infinite che hanno lasciato nel campo 50.000 morti>>.

    È con questa dichiarazione che il Ten. Colonnello Calogero Casuccio, classe 1920, ospite d’eccezione, esordisce dinanzi agli studenti del 4◦ e 5◦ anno dell’I.S.S. Einaudi-Pareto di Palermo.

    Il dolore, ma anche il grande coraggio di ripercorrere la sua vita testimoniando contro gli orrori vissuti sulla sua pelle, durante la seconda guerra mondiale.

    Berlino, 22 maggio 1939 il Regno d’Italia, capo del Governo Benito Mussolini e la Germania nazista, con a capo Hitler, stringono un’alleanza politica e diplomatica allo scopo di tutelare i propri interessi dalle minacce estere. Questo aiuto si sarebbe esteso al piano militare qualora si fosse scatenata una guerra: patto d’acciaio.

    Invece è proprio Hitler il 1 settembre, dello stesso anno, ad invadere la Polonia dando inizio alla II^ Guerra mondiale.

    Inizia, da giovanissimo, la carriera militare di Lillo Casuccio a Padova, nel lontano 1940, dove frequenta il corso per allievi soldato. Da lì in poi la scelta di continuare al servizio del suo Paese: l’Italia.

    Ricopre il ruolo di Sergente quando, in Iugoslavia, inizia ad avere il primo contatto con la guerra.

    Finito il mandato , rientra nel suo paese d’origine e continua a formarsi per arrivare all’apice del suo sogno: essere un ufficiale dell’esercito.

    Bisognava prepararsi al meglio per andare a combattere al fianco degli alleati tedeschi.

    Fu questa la ragione, che spinse gli ufficiali e truppa ad essere mandati nel campo di preparazione a Barletta (nell'immagine principale il Ten. Col.è il secondo a dx in ginocchio).

    Ci si aspettava un addestramento degno di quella divisa; tuttavia si decise, inaspettatamente, di impegnare i militari in mansioni diverse da quelle per cui era garantita la loro presenza.

    È così che, incredibilmente, ad Andria i soldati lavoravano come contadini presso dei terreni agricoli.

    “Comandante degli zappatori” si auto-definisce cosi il Colonnello Casuccio durante il prosieguo del suo racconto.

    L’addestramento non è andato come sperato però 3 mesi dopo arriva quel temutissimo giorno della partenza verso la zona d’operazione: l’isola di Creta, in Grecia era la sua destinazione.

    8 settembre 1943, sembrava una serata qualsiasi; stanchezza e nostalgia di casa accompagnavano i militari a fine giornata. Poi una notizia, via radio in lingua italiana, che sovverte e spiazza tutti. L’Italia di Badoglio, firma un armistizio con gli Anglo-americani a seguito del loro sbarco in Sicilia. Di conseguenza, d’ora in poi, sono ufficialmente cessati gli attacchi contro chi, fino a quel momento, era stato il nemico.

    Il panico, la situazione si destabilizza proprio dove alloggiavano le forze armate italiane.

    L’opportunità di fuggire, offerta da un gruppo di Greci, passa la stessa sera sotto le mani del Colonnello Casuccio.

    La proposta è valida solo per lui e i colleghi ufficiali, mentre i soldati sarebbero rimasti a disposizione dei tedeschi.

    <<Gli ufficiali non lasciano i propri soldati>>. Questa, la posizione assunta dal Colonnello.

    Nelle sue parole si coglie un messaggio ben preciso: grande senso del dovere e di responsabilità nel non abbandonarli. Scelta determinante per le sorti del suo futuro.

    All’indomani dell’8 settembre i tedeschi, non più all’oscuro della situazione che li circondava, iniziano a considerare gli italiani “traditori”. Nonostante ciò promettono all’intero gruppo di riportarli, nei prossimi giorni, in Italia stessa.

    La gioia e la speranza di migliaia di militari, con la notizia di rientrare a casa, riempiono di felicità i loro cuori.

    L’inganno arriva durante il tragitto in treno, i piani saltano: ora la meta è Vienna.

    Vengono divisi in due gruppi: gli ufficiali dai soldati; proprio come due erano le sorti diverse che li aspettava qualora loro rifiutassero la possibilità, offertasi, di continuare a combattere per il Reich.

    Solo il 10% accettò l’alternativa: giurare alle forze armate della appena costituita, il 23 settembre, Repubblica di Salò di Mussolini.

    Persone come il Colonnello Casuccio decisero di dare atto alla Resistenza italiana contro il nazifascismo, scegliendo di essere prigioniero pur di non portare avanti la politica di Hitler.

    Un altro fattore però aggrava la loro situazione: non saranno dei semplici prigionieri di guerra, come li vuole la “Convenzione di Ginevra”,  ma Mussolini diede loro lo status di I.M.I. (Internati Militari Italiani) per privarli di diritti internazionali così da non poter godere di aiuti umanitari della Croce Rossa.

    A pochi giorni della separazione, dalle parole si passa ai fatti; gli ufficiali sono diretti al campo di prigionia a Wietzendorf.

    Il Colonnello Lillo Casuccio, che nasce ad Agrigento nel 1920, perde la sua identità. Da quel momento in poi sarà soltanto uno “stücke” (in italiano “pezzo”), il pezzo numero 6482.

    L’ambiente non era accogliente, il clima spaventoso, l’assenza di igiene e la sporcizia regnavano.

    (continua)

    di Vincenzo Agrusa


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