TRASFERIMENTO A SANDBOSTEL - Germania - Continua il racconto del Tenente Colonnello Calogero Casuccio
 
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    IS Einaudi Pareto Persone 07/11/2019 07/11

    TRASFERIMENTO A SANDBOSTEL - Germania

    Continua il racconto del Tenente Colonnello Calogero Casuccio

    Alcuni giorni dopo, il trasferimento a Sandbostel; campo di concentramento di 10.000 “schiavi militari”. Migliaia le vittime per malattie, violenza e sofferenze varie.

    Resistere e continuare a vivere: gli obiettivi dei militari italiani fra le intemperie e le brutalità che li circondavano.  Due i pensieri che li accumunavano: patria e famiglia.

    Resta impressa, ancora oggi, nella mente del Ten. Colonnello Casuccio il ricordo di una semplice saponetta, solo 1 al mese, ma che nella sua composizione e provenienza si rileva molto particolare . Sottolineando la crudeltà e la disumanità dei nazisti: la saponetta era fatta con il grasso umano che scolava dai forni crematori. Inimmaginabile, ma realtà. E’ stato il momento più straziante del suo discorso, in cui ancora dopo 76 anni gli viene un nodo in gola a parlarne.

    Dura 8 giorni il nuovo cammino verso il passaggio a un nuovo campo di prigionia a Beniaminòw, nella Polonia occupata. Dopo altri 3 mesi di detenzione e schiavitù arriva, finalmente, una bella notizia dal fronte per gli internati italiani: la Russia avanza, occorre tornare indietro.

    Nella fase di rientro a Sandbostel, uno dei tanti ricordi emoziona, in particolare, il nostro ospite: la perdita del suo caro amico, il Tenente Romeo. Punito con la morte per un’assurdità.

    Diventa sempre più critico lo stato in cui si trovano i tedeschi, costretti ancora una volta a trasferire i superstiti, a causa di un avanzamento russo, a Wietzendorf.

    Febbraio 1945, Hitler e Mussolini degradano gli internati e li costringono al lavoro coatto per mancanza di manodopera.

    Lavoro o morte, due le possibilità di scelta. Analizzando le opzioni, lavorare per conto loro significherebbe aiutarli a produrre per arricchire la Germania nazista e nessuno di loro lo vorrebbe.

    L’unica alternativa rimasta coerente ai loro principi, dunque, è la seconda. Stavolta però, la fortuna bussa alle loro porte con l’arrivo, appena due giorni dopo, di un ufficiale inglese davanti al campo.

    L’illusione, di un imminente vittoria, svanisce solo 24 ore dopo con il ritorno dei tedeschi.

    Sembra che tutto sia tornato al principio,ma in prossimità stava per arrivare un gran cambiamento!

    Non si fa attendere più di tanto la risposta degli Anglo-americani così arriva il giorno più bello che la storia possa regalarci: la Liberazione!

    <<Il momento di gioia, il momento di grande soddisfazione è stato quando si è ritirata la bandiera tedesca del campo ed è alzata ad agio, ad agio tremante con il capo che la tirava, anche lui pieno di emozione, la bandiera italiana in un campo che era diventato territorio italiano.

    Signori, ci siamo buttati a terra in ginocchio, abbiamo gridato con gioia: “Viva l’Italia”>>.

    di Vincenzo Agrusa


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