Il mistero del castello di Carini - La triste storia della baronessa Laura Lanza
 
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    Il mistero del castello di Carini

    La triste storia della baronessa Laura Lanza

     

    Si avvicina il 4 dicembre, giorno in cui, secondo la leggenda, riappare su un muro del castello di Carini l’impronta della mano della baronessa Laura Lanza, uccisa dal padre.

    Carini si trova in Sicilia, in provincia di Palermo, e vanta una storia molto antica.

    Il suo castello, una fortezza medievale opera di Rodolfo Bonello (XII secolo ca.), fu teatro di una tragedia, tramandata nei secoli, che ha donato al maniero un fascino sinistro.

    “Chi verso il 1500 si fosse dato a percorrere e osservar la Sicilia, sarebbe rimasto, a prima giunta, colpito da cert’aria di squallore e decadenza visibile: comunicazioni malagevoli e scarse per tutto, coltivazione ristretta in vicinanza de’ luoghi abitati; poscia, immensi poderi lasciati all’armento ed anche spesso al ginepro e al cardo. Nelle terre feudali un castello con torri e con merli, d’ordinario su l’altura di un colle, che sovrasta pauroso e sinistro a poche case e miserabili tuguri all’intorno”: questa descritta da Isidoro La Lumia, storico e patriota palermitano dell’Ottocento, è la Sicilia del ‘500, governata dall’anarchia baronale.

    Tra i vari personaggi dell’epoca primeggia Don Cesare Lanza, barone di Trabia e Conte di Mussomeli, uomo potente, prepotente e violento. Si sposò con la ricca Lucrezia Gaetani ed ebbe due figlie, Laura e Costanza. Successivamente, affinché la famiglia avesse maggior lustro, Laura venne data in sposa al barone di Carini, Vincenzo La Grua, con cui ebbe numerosi figli, e prese possesso del castello. La baronessa, però, lontana dalla vita mondana di Palermo, non si sentiva a suo agio e perciò cominciò a organizzare anche a Carini quelle feste che si svolgevano nei palazzi nobiliari palermitani. Durante una di queste feste si innamorò di un certo Ludovico Vernagallo, giovane imparentato con i La Grua. Il loro amore durò alcuni anni, grazie all’aiuto dei vassalli, ma neanche le alte mura del castello riuscirono a contenere lo scandalo.

    La leggenda narra che un frate riferì a Don Cesare dell’intrigo amoroso e così il padre partì nella notte e, con la sua scorta, irruppe nel castello dove trafisse Laura con un pugnale e fece uccidere Ludovico dai suoi sgherri per salvare l’onore della famiglia, anche se molti storici moderni sostengono che non si trattò di un delitto d’onore, ma di un assassinio legato a prosaiche ragioni economiche. Si dice però che ancora oggi, ogni 4 dicembre, anniversario dell’uccisione di Laura, in una parete del castello compaia l’impronta di una mano insanguinata, quella della sfortunata baronessa il cui fantasma vaga per il maniero in cerca del padre.

    di Vincenzo Gallina -II C

    Redazione I.S. Einaudi-Pareto


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    castellodicarini

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