VIETATO DIMENTICARE - Ricordare ed imparare dal passato, in memoria dei massacri nelle foibe
 
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    VIETATO DIMENTICARE

    Ricordare ed imparare dal passato, in memoria dei massacri nelle foibe

    Quantificare gli orrori causati dalle guerre nel corso dell’ultimo secolo è davvero un’operazione difficile, se non impossibile. In un Novecento costellato da due guerre mondiali, infinite uccisioni di soldati e civili, lo sterminio volontario di milioni di ebrei, spesso si dimentica di citare una triste pagina di storia, inerente ai 20mila italiani gettati nelle “foibe”,  un massacro che misteriosamente è stato dimenticato per un lungo periodo durato sessant’anni, ma che oggi risalta all’attenzione di tutte le persone civili, soprattutto italiane.

    Giorno 10 Febbraio 2020, a Palermo, precisamente presso “Villa Martiri delle Foibe”, si è tenuta una ricorrenza in memoria delle vittime causate dal terribile accaduto. Tra una serie di testimonianze e un’altra, è intervenuto anche il Sindaco Leoluca Orlando della nostra città, il quale ha espresso tutto il suo rammarico e la sua sofferenza per i civili, che hanno subito tale tortura poiché considerati italiani, fascisti e anti-comunisti.

    Analizzando gli avvenimenti storici, in realtà la questione è più intrecciata del previsto. Ogni effetto, ha una conseguenza, e per quanto ognuno di noi possa dispiacersi per la propria nazione , bisogna esaminare l’accaduto in maniera oggettiva e razionale, senza esprimere pareri.

    La politica di Mussolini, durante la seconda guerra mondiale, poneva al centro dei suoi ideali la discriminazione e i sogni di “bonifica nazionale”. Proprio gli Slavi e i Croati, venivano considerati dal capo del governo come una “razza barbara da sterminare”. Contestualmente nei territori di confine, Mussolini impose una civilizzazione e una italianizzazione forzata, fucilando e uccidendo chiunque cercasse di ribellarsi. Gli Slavi erano obbligati a parlare la lingua italiana, a comportarsi come gli italiani per sopravvivere. Non contento di ciò, il Duce istituì una serie di campi di concentramento, nei quali finivano per la maggior parte donne, bambini e anziani, che morivano per denutrizione, maltrattamenti e malattie. Ovviamente tutto ciò non giustifica la vendetta attuata dal Maresciallo Josip Broz Tito, capo delle forza politiche comuniste jugoslave, il quale scelse proprio il periodo post-guerra per effettuare il massacro. L’obiettivo era quello di impossessarsi dei territori italiani. Non riuscendo a conquistare la tanto ambita Trieste, gli uomini di Tito sfogarono la loro rabbia nei confronti di persone inermi. Le vittime furono tantissime, circa 20mila. Le modalità di uccisone erano tremende, ai limiti dell’umanità. Donne, uomini, bambini e anziani venivano gettati all’interno delle foibe, ovvero delle voragini naturali nella regione dell’Istria, e lasciati morire senza pietà.

    Si dovette aspettare il 1947, per porre fine a tale oscenità. Il trattato di Parigi consegnò varie città italiane agli jugoslavi e il giorno in cui avvenne, ovvero il 10 febbraio, fu scelto per commemorare il massacro. Dopo lunghi anni di silenzio, causati dalla complicità tra le forze politiche centrali e cattoliche con quelle comuniste, nel 1991 è stato ufficializzato questo giorno per commemorare non solo i nostri compatrioti, bensì aggiungerei, tutte le persone che hanno subito torture e uccisioni per differenze politiche, ideologiche ed etniche.   

    di Natale Salerno


    Parole chiave:

    foibe

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