UN PREMIO CONTRO LA POVERTA’ - La ricerca scientifica al servizio degli ultimi
 
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    UN PREMIO CONTRO LA POVERTA’

    La ricerca scientifica al servizio degli ultimi

    I dati parlano chiaro: lo tsunami COVID – 19 sta generando una crisi economica e sociale a livello mondiale, la peggiore dalla Grande Depressione del 1929. Lo prevede il Fondo Monetario Internazionale che attesta la diminuzione del PIL globale al 3% ma soprattutto che presenta scenari inquietanti e drammatici sulla diffusione della povertà.

    Il rapporto “Dignità, non miseria” redatto dal World Institute for Development Economics Research (WUDER) dell’Università delle Nazioni Unite, dai ricercatori del King’s College di Londra e dalla Australian National University racconta che oltre mezzo miliardo di persone potrebbero cadere sotto la soglia di indigenza dei 5,50 dollari al giorno, riportando indietro le lancette della lotta alla povertà di 10 anni e forse di 30 in alcune regioni del mondo. Sono anche a forte rischio di realizzazione gli obiettivi previsti dall’Agenda ONU 2030, goal 1, che prevederebbero l’eliminazione della povertà estrema che non si manifesta soltanto con fame e malnutrizione ma anche con accesso limitato all’istruzione e agli altri servizi di base, discriminazione ed esclusione sociale, mancanza di partecipazione nei processi decisionali.

    Ne sanno qualcosa i tre economisti premi Nobel 2019, Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer che si sono contraddistinti per aver utilizzato un approccio di natura sperimentale volto a combattere o quantomeno alleviare la povertà nel mondo. Il merito principale di questi scienziati insigniti della più alta delle onorificenze è quello di aver introdotto una nuova e più efficace chiave per studiare le cause della povertà globale e contribuire alla sua eradicazione. Si tratta di dividere il problema in domande più piccole e precise, che siano più facilmente affrontabili attraverso esperimenti mirati sul campo, nelle aree in cui vi è la maggiore necessità.

    Come ha spiegato Esther Duflo, gli scienziati hanno lavorato “per capire le radici profonde e interconnesse della povertà. Troppo spesso, i decisori politici cadono in generalizzazioni sulle persone in povertà, pensano che siano completamente disperate, o pigre, o improvvisate, senza capirne le cause”.

    Il punto di partenza dell’analisi dei tre scienziati è stato comprendere come ci sia la necessità di migliorare da un lato l’apprendimento scolastico e dall’altro la salute infantile. Per realizzare questi obiettivi con esperimenti sul campo, in collaborazione con ONG locali, il gruppo di ricerca che fa capo a Michael Kremer ha lavorato nelle zone rurali del Kenya occidentale, applicando scrupolosamente il metodo che prende spunto dalla sperimentazione controllata randomizzata e osservando le condizioni che gli studenti affrontano ogni giorno.

    Gli scienziati hanno cercato di rispondere ad una domanda cruciale per la loro ricerca: “Se gli alunni avessero accesso a più libri e potessero avere pasti scolastici gratis, il loro rendimento migliorerebbe?” Michael Kremer ha coinvolto le scuole che avevano bisogno di supporto e le ha divise in gruppi diversi in modo casuale.

    Alcuni ragazzi hanno ricevuto più libri, altri ancora pasti gratis e il diverso incremento di risorse è stato collegato ai risultati ottenuti nell'apprendimento. Si è verificato che né l'abbondanza di libri, né i pasti gratis, pur migliorando la qualità di vita dei ragazzi, fanno realmente la differenza ai fini dell'apprendimento.

    Il problema principale in molte scuole di Paesi in via di Sviluppo è la scarsità di insegnanti realmente preparati alle esigenze dei ragazzi. Duflo e Banerjee hanno sfruttato questa intuizione per mettere a punto programmi di recupero scolastico nelle due città indiane di Mumbai e Vadodara, fornendo figure che potessero assistere gli insegnanti e seguendo da vicino i bambini bisognosi di supporto. Anche in questo caso le scuole sono state divise in più gruppi, per confrontare gli effetti ottenuti. Si è visto che prendersi cura dei bambini più in difficoltà migliorava l'apprendimento nel breve e nel medio periodo.

    Lo stesso approccio è stato poi trasferito ad altri settori come il miglioramento della salute pubblica, l'accesso a forme di microcredito, secondo l’insegnamento di Muhammad Yunus, l'adozione di nuove tecnologie soprattutto in ambito agricolo; tutti tasselli fondamentali del complicato puzzle di benessere e povertà mondiale.

    Una scelta significativa, quindi, quella della Banca di Svezia che ha istituito e finanzia il Nobel all’economia, un premio che va soprattutto alla concretezza, alla competenza e al rigore.

    Perché è proprio questo quello che meritano i poveri, gli ultimi: competenza e rigore.

    “La povertà non è un destino ineluttabile e non è necessariamente legata a caratteristiche personali o etniche: è un fenomeno sociale che può essere studiato su basi scientifiche, che possono anche fornire elementi per contrastarlo.” Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer.

    di Prof.ssa Alessandramarina Dia

    I.S. Einaudi-Pareto


    Parole chiave:

    povertà

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