NO AL REVENGE PORN - Le donne non sono carne da macello, neanche in foto
 
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    NO AL REVENGE PORN

    Le donne non sono carne da macello, neanche in foto

    La legge nominata “Revenge Porn” prevede che chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda immagini o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e una multa da 5 a 15 mila euro. La stessa pena viene applicata anche a "chi ha ricevuto il materiale in questione, per poi pubblicarlo e diffonderlo, con l’obiettivo di recare un danno a colei o a colui che si vede nelle foto o nei filmati”. Viene inoltre stabilito che la pena aumenta nel caso in cui la diffusione di materiale “compromettente” avvenga per mano del coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona legata o che è stata legata a quella offesa; stessa cosa se la distribuzione del materiale avviene attraverso gli strumenti informatici o telematici". 

    È una legge approvata nel 2019, ma dopo un anno il fenomeno è ben lungi dall’arrestarsi.

    Personalmente l’ho scoperto grazie ad un’influencer che raccontava la sua triste esperienza: dopo aver pubblicato su Instagram una propria foto in costume da bagno, ha scoperto che la stessa foto era stata modificata, in modo da farla apparire nuda, e pubblicata su un altro social, Telegram.

    Cerchiamo dunque di capire qualcosa di più su questi social, strumento privilegiato per questo genere di reati. Telegram, ad esempio, è una piattaforma simile a WhatsApp, ma con qualche differenza importante: ci si può registrare e rimanere comunque anonimi, anche alle forze dell’ordine. In tal modo nascono gruppi anche molto numerosi, formati anche da 70.000 persone, molte delle quali ammettono esplicitamente l’opinione che “Telegram è fatto per fare cose illegali”. I nomi dei gruppi sono eloquenti: “Stupro tua sorella”, tanto per fare un esempio; e i contenuti sono facilmente immaginabili.  La cosa più triste è che si inviano anche foto di sorelle, ragazze minorenni, bambini, addirittura figlie. Come può un padre esporre sconciamente la propria figlia davanti a gente sconosciuta? Proprio il padre, che dovrebbe incarnare la protezione e l’esempio agli occhi dei figli?

    Forse a qualcuno può sembrare che questa forma di abuso sia meno grave rispetto alle violenze fisiche che molte donne subiscono ogni giorno, ma non è così: è una violenza psicologica, è la riduzione a carne da macello, lascia ferite insanabili nell’animo della vittima. Alcune sono arrivate a togliersi la vita.

    Per fortuna, se molti usano i social per questi squallidi fini, altri ne fanno uno strumento di campagne positive e, dopo i numerosi episodi venuti alla ribalta della cronaca, molta altra gente si è mobilitata per combattere questo fenomeno; fa piacere constatare che, oltre alle vittime, che trovano il coraggio di denunciare, danno il loro contributo positivo anche uomini e ragazzi, che soffrono al pensiero che potrebbe succedere alle loro figlie , compagne, amiche, e prendono le distanze da ogni forma di violenza  su donne e minori.

    Del resto, l’unica arma per sconfiggere il revenge porn è la volontà di uscirne tutti insieme, perché non è solo un “problema delle donne”; la legge è uno strumento molto importante, ma occorre la consapevolezza e la volontà di usarla.

    di Martina Sessa


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